Pane quotidiano

Leggendo queste poche parole viene forse in mente una preghiera. Qui lo sguardo non si alza verso il cielo, ma si abbassa su un marciapiede sporco e pieno di gente in attesa di ricevere del cibo. Questa è una realtà che si perde fra i rumori del traffico, mentre le persone stanno attente a non sfiorarsi su questo rettangolo di asfalto, senza pensare troppo al dramma che sta vivendo l’altro. Quella sagoma coperta da un cappuccio e una mascherina, con una busta vuota fra le mani che attende solo di essere riempita.

Siamo a Milano davanti all’Associazione Pane quotidiano che ogni giorno accoglie più di 3000 persone bisognose. Un anno di pandemia non ha solo portato migliaia di decessi, ma ha impoverito molti, lasciandoli senza lavoro. La fila davanti al grande cancello si è allungata e non ci sono più solo gli stranieri, tanti sono gli italiani e molti gli anziani che alla necessità aggiungono la solitudine. C’è chi viene alle cinque del mattino per poter prendere qualcosa altri, invece, così mi raccontano, se ne approfittano e rivendono ciò che gli viene donato.

Non serve dire altro, ma solo ascoltare le voci di chi oggi vive tutto questo.

Le interviste sono state realizzate tra febbraio e marzo del 2021.
Oggi la situazione è peggiorata!