Leggendo articoli e iniziative legati al mondo dei Rom e dei Sinti mi sono fermata davanti a queste poche righe con grande interesse.
Sull’amore ai bordi di un campo.
Laboratorio teatrale gratuito a cura di Maria Luisa Usai, aperto a tutte/i, con e senza esperienza, per rom, sinti e gajè (non rom).
Queste parole mi hanno accompagnato direttamente ai bordi di quel “campo” spingendomi dopo pochi secondi a chiamare la responsabile del progetto per saperne di più.
Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro da parte mia, lascio che ciò che mi ha mandato e mi ha raccontato Maria Luisa ci porti nel cuore di questo progetto veramente speciale.
LO SPETTACOLO
Un progetto performativo e multimediale, che si dipana nel doppio registro audiovisivo e teatrale, e nasce dall’incontro con degli adolescenti del campo Rom di Sassari, che vivono nella periferia della città, marginali tra i marginali. I Rom rappresentano l’altro da sé per eccellenza. La paura più grande per l’uomo non Rom, ovvero noi Gaje, come ci chiamano loro. L’unico popolo al mondo che è nazione senza essere stato, senza esercito, senza confini. L’unico popolo che mai ha fatto una guerra. Eppure negli occhi della maggioranza rappresentano la minaccia per eccellenza del nostro quieto vivere.
Maria Luisa raccontami qualcosa di questo laboratorio e di te.
Chi sono i Gajè e come li/ci vedono e vivono i Rom?
Mi spieghi l’origine del titolo Sull’amore ai bordi di un campo?
La comunità sarda come ha accolto tutto questo?
Cosa vuol dire per te continuare a mettere in pratica questa esperienza?
